Le stanze del palazzo
Visto da dentro

All’interno l’appartamento, posto al piano nobile del palazzo, si compone di 5 stanze: ingresso, corridoio, un salone di rappresentanza, 3 camere da letto (di cui due matrimoniali), un balcone, con affaccio interno sul giardino segreto del palazzo, e due bagni. Il salone a doppia altezza interamente arredato da un ampio tavolo da pranzo con pregiate sedie, un elegante e comodo divano a 4 posti, 2  poltrone e un magnifico pianoforte a coda, nella parte superiore ospita la pregevole serie di affreschi tutti dedicati alla vita di Sant’Ignazio di Loyola fatti eseguire dalla Famiglia Orfini.

Tutte le stanze sono mirabilmente arredate con uno stile unico in perfetta armonia con il palazzo. La camera padronale ha un suo bagno privato e la cucina vanta uno splendido piano cottura professionale a 6 fuochi e un grande frigorifero con sportello a vista. Tutte le stanze sono finestrate e, fatta eccezione per il salone principale e la seconda camera da letto matrimoniale, hanno un accesso diretto sul balcone che corre lungo il perimetro interno dell’appartamento e si affaccia sullo splendido giardino segreto interno del palazzo (probabilmente ideato da Perin del Vaga) immerso nel verde e nel silenzio

Il salone principale

Gli affreschi

La vita di
Sant'ignazio di Loyola

Agli Orfini dovrebbe andare anche l’incondizionata riconoscenza da parte dei futuri proprietari del palazzo, dai Corsetti agli Alvarez de Castro, per le pregevoli migliorie apportate al palazzo: la realizzazione di uno dei due cicli di affreschi, quello dedicato alla vita di Sant’Ignazio di Loyola; l’altro, composto da quattro grandi allegorie sarebbe precedente agli Orfini. La nobile famiglia folignate presente nel palazzo dal 1566 al 12 giugno 1824, vanta due indiscussi meriti e paga il prezzo di un lento ottocentesco disamoramento. Il primo di questi meriti è l’aver conservata integra la collezione Podocataro acquisita con il palazzo, il secondo aver commissionato ad un importante artista uno dei due succitati cicli di affreschi sull’attribuzione dei quali non si hanno ancora certezze. Per quello orfiniano del Loyola sommessamente si parla di Tommaso Laureti, detto Tommaso Sicolo; gli altri quattro, rappresentanti allegorie diverse, forse fatti eseguire da Livio Podocataro, meritano più approfonditi studi.  I nove riquadri che ornano quella che fu la cappella del palazzo, si riferiscono ad altrettanti episodi della vita di Sant’Ignazio. Autore e committente decidono assieme le tematiche dei rispettivi riquadri e, cosa estremamente rilevante, concordano anche sui personaggi da raffigurare, alcuni dei quali sono già stati ritratti da vivi in celebri pitture di Raffaello, Tiziano e altri. L’ignoto autore degli affreschi, riferendosi alle testimonianze sulla vita di Ignazio di Loyola, circonda infatti il futuro santo con ritratti reali dei personaggi famosi da lui frequentati; ovviamente la regina Germana de Foix è abbondante mente effigiata da altri pittori, così come papa Paolo III dipinto dal Tiziano e ripreso nel quadro raffigurante Ignazio che presenta al pontefice le regole della sua Compagnia di Gesù, dove anche i personaggi di sfondo vengono riportati con buona somiglianza nell’affresco di palazzo Podocataro. 

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Papa Paolo III riceve ignazio di Loyola

In questo riquadro della serie di affreschi Ignazio di Loyola presenta a Papa Paolo III la carta della compagnia di Gesù

Il restauro

Agli Alvarez de Castro vanno riconosciuti interventi determinanti per la manutenzione e l’arricchimento del palazzo stesso.
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