Nella collezione di reperti di palazzo Podocataro si annovera un bassorilievo, di origine romana, (delle dimensioni di 80 cm x 40), noto agli studiosi, ma anche alla famiglia Alvarez de Castro – Corsetti, come il “Danzatore con le nacchere”, che è stato citato e riprodotto in numerosi testi di archeomusicologia, in quanto rappresenta una rara ed ancestrale testimonianza di un giovane uomo che esegue una danza armoniosa, utilizzando contemporaneamente le nacchere o qualcosa di similare ad idiofoni, come dei piccoli piatti legati alle dita.

La presenza di questi ballerini è conosciuta nella storiografia romana: erano talentuosi artisti, provenienti da ogni parte dell’impero che vertevano in condizione di schiavitù; erano presenti nella Roma antica, dove le loro esibizioni erano molto apprezzate, e per molti secoli sono stati oggetto di commercio pregiato. Queste notizie ci giungono da Marziale il quale, al volgere del I secolo d.C., narra la storia di Telethusa, una danzatrice particolarmente abile nell’uso della “Baetica Crusmata”, strumento musicale che di solito viene assimilato alle “nacchere della regione Baltica”, di origine andalusa. Le origini di tali strumenti musicali, che venivano suonati durante l’esecuzione di danze, all’interno di composizioni musicali o in occasioni conviviali, sono molto controverse, tant’è che sono di fondamentale importanza le vestigia che emergono dal passato, come affreschi, disegni e rilievi marmorei, attraverso i quali è possibile ricostruire frammenti delle abitudini musicali dei nostri predecessori.

La Professoressa Audry Cottet, archeomusicologa, sostiene per esempio che la pratica del piatto da dita era ampiamente utilizzata durante l’impero romano ed era presente nell’antica Roma. Il “Danzatore con le nacchere” della collezione “Podocataro” sembrerebbe rappresentare un raro esempio dell’utilizzo di piccoli idiofoni nelle danze ancestrali romane, al punto che il bassorilievo marmoreo risulta menzionato, come un unicum, nelle opere letterarie di archeomusicologia, che descrivono strumenti musicali antichi. L’importanza storica  di questo bassorilievo è testimoniato anche da un articolo pubblicato sull’Oxford Jornals – Oxford University Press – nel maggio 2007, dal titolo “Illustration of Antique Musical Instruments in 17th – and 18th – Century Books, Their Sources and Tasmission” firmato da Naomi J. Barker nel quale viene riprodotto un antico disegno (brown ink and wash on papaer, 249 x 15 mm), tratto dall’archivio della Royal Library of Winsor Collection, Her Majesty Queen Elisabet II, che rappresenta la copia su carta del “Danzatore con le nacchere” di Palazzo Podocataro–Corsetti. L’articolo riporta illustrazioni di strumenti musicali antichi tratti da libri del XVII e XVIII secolo nel quale si sostiene che il disegno del “Danzatore con le nacchere” della collezione Podocataro, è stato probabilmente realizzato da Pietro Testa, morto nel 1650. Confrontando il disegno con il bassorilievo della collezione “Podocataro”, Naomi Baker sostiene che indubitabilmente il modello sia stato tratto dal bassorilievo di Palazzo Podocataro–Corsetti. Un recente articolo della Professoressa Audrey Cottet, anche lei archeomusicologa, (CNRS Research Director, Archaeomusicology, Laboratore de Physique de l’Ecole Normale Superieure – France), ha posto in evidenza come il “Danzatore con le nacchere” (la cui riproduzione fotografica è riportata nell’articolo) sia un’importante testimonianza dell’utilizzo del menzionato strumento musicale nel periodo romano. La Cottet sottolinea come “i piatti con coppe cave (e in molti casi anche con bordo piatto) sono presenti in rappresentazioni antiche, ad esempio nell’arte babilonese, assira, ittita, greca e romana. In molte di queste rappresentazioni i musicisti tengono un piatto in ciascuna mano al fine di batterli ritmicamente. Antichi piatti metallici sono stati rinvenuti in siti archeologici, spesso realizzati in bronzo o in lega di rame e possono raggiungere i 20 centimetri di diametro.

Tuttavia, molti piatti più piccoli (di diametro inferiore a 10 centimetri) sono stati rinvenuti in tutta la regione del mediterraneo. Questi piccoli piatti sono particolarmente numerosi nel periodo romano e sembrano simili ai moderni piatti da dito. Nel 1940, il musicologo Curt Sachs affermò che i piccoli piatti potessero essere sati suonati come quelle antiche nacchere che i ballerini suonano come una nacchera, tra il pollice e il dito medio, giunti fino ai giorni nostri. Tuttavia la semplice esistenza di questi cimballini non è sufficiente a dimostrare l’utilizzo di una pratica del piatto da dito, definito nel presente studio come due piatti in ciascuna mano, attaccati direttamente a due dita diverse. In effetti, i piccoli piatti antichi potevano essere suonati in molti altri modi. Sfortunatamente, le fonti testuali antiche, raramente aiutano a capire la storia delle pratiche dei piatti da dito, perché menzionano gli idiofoni metallici con pochi termini descrittivi. In particolare, per il periodo dell’impero romano, l’iconografia musicale mostra solo le pinze per piatti a sonagli, una delle quali anche a forma di pinze costituite da due bastoncini da batacchio, o bastoncini a forma di stivale, ereditati dalla tradizione greca.”

La Cottet sostiene che “gli esempi sopra indicati confermano che la pratica del piatto da dito esisteva durante l’impero romano; ma era presente nell’antica Roma?” Questa domanda ci porta a Palazzo Podocataro, a Roma, che ospita antichità romane raccolte dal cardinale Podocataro nel 1600. Sebbene il palazzo sia un edificio privato, questa collezione è stata menzionata da diversi autori. L’esatta provenienza del bassorilievo oggetto di studio è sconosciuta, ma si stima che risalga al II o III Sec. d. C. e potrebbe essere una porzione di un sarcofago. Questo rilievo è stato riprodotto in due disegni del XVII sec. che appartengono al “museo della Carta” di Cassiano del Pozzo. Il rilievo sembra figurare anche in due libri di archeologia, uno di Jacques Spon nel 1683 e un altro di Frederich Adolphe Lampe nel 1700. Lampe e Spon hanno probabilmente copiato il disegno di Cassiano, anche se la fonte non è citata esplicitamente. Gli autori classificano variamente gli strumenti impugnati dal danzatore come cimbali, nacchere o crumata di “osso o di conchiglia”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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