Naomi J. Barke (articolo pubblicato sull’Oxford Jornals (Oxford University Press) nel maggio 2007)

Nella collezione di reperti di palazzo Podocataro si annovera un bassorilievo, di origine romana, (delle dimensioni di 80 cm x 40), noto agli studiosi come il “Danzatore con le nacchere”, che è stato citato in numerose testi di strumenti musicali antichi, in quanto rappresenta una rara ed ancestrale testimonianza di un giovane uomo che esegue una danza armoniosa, utilizzando contemporaneamente le nacchere o qualcosa di similare ad idiofoni, come dei piccoli piatti legati alle dita. Questi danzatori o danzatrici, in condizione di schiavitù, erano presenti nella Roma antica, dove le loro esibizioni erano molto apprezzate, e per molti secoli sonno stati oggetto di commercio pregiato. Queste notizie ci giugono da Marziale il quale, al volgere del I secolo d.C., narra la storia di Telethusa, una danzatrice particolarmene talentuosa nell’uso della “Baetica Crusmata”, strumento musicale che di solito viene assimilato alle “nacchere della regione Baltica”, di origine andalusa. Le origini di tali strumenti musicali, che venivano suonati durante l’esecuzione di danze, all’interno di composizioni musicali od in occasioni conviviali, sono molto controverse, tant’è che sono di fondamentale importanza le vestigia che emergono dal passato, quali affreschi, disegni e rilievi marmorei, attraverso i quali è possibile ricostruire frammenti delle abitudini musicali dei nostri predecessori. Come sostenuto dalla Prof  Audry Cottet – archeomusicologa –  la pratica del piatto da dita era ampiamente utilizzata durante l’impero romano ed era presente nell’antica Roma (come di seguito ampiamente argomentato dalla Cottet).

Il “Danzatore con le nacchere” della collezione “Podocataro” sembrerebbe rappresentare un raro esempio dell’utilizzo di piccoli idiofoni nelle danze ancestrali romane, al punto che il bassorilievo marmoreo risulta menzionato, come un unicum, nelle opere letterarie specialistiche di archeomusicologia, che descrivono strumenti musicali antichi. L’importanza storica del menzionato bassorilievo è testimoniato anche da un articolo pubblicato sull’Oxford Jornals (Oxford University Press) nel maggio 2007, che ha editato un articolo dal titolo “Illustration of Antique Musical Instruments in 17th – and 18th  – Century Books, Their Sources and Tasmission” firmato da Naomi J. Barker – May 2007, vol. 35, No 2, nel quale viene riprodotto un antico disegno (brown ink and wash on papaer, 249 x 15 mm), tratto dall’archivio della Royal Library of Winsor Collection, Her Majesty Queen Elisabet II, che rappresenta la copia su carta del “Danzatore con le nacchere” di Palazzo Podocataro – Corsetti. L’articolo riporta illustrazioni di strumenti musicali antichi tratti da libri del XVII e XVIII secolo nel quale si sostiene che  il disegno del “Danzatore con le nacchere” della collezione Podocataro, è stato probabilmente realizzato da Pietro Testa, morto nel 1650. Confrontando il disegno con il bassorilievo della collezione “Podocataro”, Naomi Baker sostiene che indubitabilmente il modello sia stato tratto dal bassorilievo di Palazzo Podocataro – Corsetti. Per quanto riguarda la figura n. 20,  la Barker ha suggerito che il disegno sia stato tratto da un libro di Frederick Adolphe Lampe datato 1700, e che sia ispirato dal disegno della collezione Cassiano dal Pozzo.
Un recente articolo realizzato dalla Prof.ssa  Audrey Cottet (CNRS Research Director, Archaeomusicology, Laboratore de Physique de l’Ecole Normale Superieure – France) e pubblicato su Academic.oup.com, ha posto in evidenza come il “Danzatore con le nacchere” (la cui riproduzione fotografica è riportata nell’articolo) sia un’importante testimonianza dell’utilizzo del menzionato strumento musicale nel periodo romano.

La Cottet sottolinea come “i piatti con coppe cave (e in molti casi anche con bordo piatto) sono presenti in rappresentazioni antiche, ad esempio nell’arte babilonese, assira, ittita, greca e romana. In molte di queste rappresentazioni i musicisti tengono un piatto in ciascuna mano al fine di batterli ritmicamente. Antichi piatti metallici sono stati rinvenuti in siti archeologici, spesso realizzati in bronzo o in lega di rame e possono raggingere i 20 centimetri di diametro. Tuttavia, molti piatti più piccoli (di diametro inferiore a 10 centimetri) sono stati rinvenuti in tutta la regione del mediterraneo. Questi piccoli piatti sono particolarmente numerosi nel periodo romano e sembrano simili ai moderni piatti da dito. Alcuni piccoli piatti dell’Egitto romano, con diametro compreso tra 4,7 cm e 7,3 cm sono mostrati nella figura 3. Questi piatti hanno un unico foro centrale, alcuni di essi, come i piatti c, hanno la forma di una coppa circondata da un bordo piatto. Altri hanno un bordo curvo (vedi piatti c2, c3 e c4), in alti casi, il bordo ricurvo è spesso quanto la tazza e l’orlo così stretto da diventare un semplice solco che separa la tazza del bordo (piatti c4).

E’ forte la tentazione di immaginare che questi piccoli piatti fossero suonati nella  tradizione mediorientale. Ad esempio, nel 1940, il musicologo Curt Sachs affermò che i piccoli piatti potessero essere sati suonati come quelle antiche nacchere che i ballerini suonano come una nacchera, tra il pollice e il dito medio, giunti fino ai giorni nostri. Tuttavia la semplice esistenza di questi cimballini non è sufficiente a dimostrare l’utilizzo di una pratica del piatto da dito, definito nel presente studio come due piatti in ciascuna mano, attaccati direttamente a due dita diverse. In effetti, i piccoli piatti antichi potevano essere suonati in molti altri modi. Sfortunatamente, le fonti testuali antiche, raramente aiutano a capire la storia delle pratiche dei piatti da dito, perchè menzionano gli idiofoni metallici con pochi termini descrittivi. In particolare, per il periodo dell’impero romano, l’iconografia musicale mostra solo le pinze per piatti a sonagli, una delle quali anche a forma di pinze pinze costituite da due bastoncini da batacchio, o bastoncini a forma di stivale, ereditati dalla tadizione greca.”

La Cottet sostiene che “gli esempi sopra indicati confermano che la pratica del piatto da dito esisteva durante l’impero romano; ma era presente nell’antica Roma? Questa domanda ci porta a Palazzo Podocataro a Roma, che ospita antichità romane raccolte dal cardinale Podocataro nel 1600. 50 Sebbene il palazzo sia un edificio privato, questa collezione è stata menzionata da diversi autori. L’esatta provenienza del bassorilievo oggetto di studio è sconosciuta, ma si stima che risalga al II o III Sec. d. C. e potrebbe essere una porzione di un sarcofago. Questo rilievo è stato riprodotto in due disegni del XVII sec. Che appartengono al “museo della Carta” di Cassiano del pozzo. 52 Il rilievo sembra figurare anche in du libri di archeologia, uno di Jacques Spon nel 1683 e un altro di Frederich Adolphe Lampe nel 1700. Lampe e Spon hanno probabilmente copiato il disegno di Cassiano, anche se la fonte non è citata esplicitamente. 53 Gli autori classificano variamente gli strumenti impugnati dal danzatore come cimbali, nacchere o crumata di “osso o di conchiglia”. 54 Secondo Jacques Spon, quest’ultimo tipo di idiofono era l’antenato delle nacchere spagnole. 55 Nell’esame che segue esaminerò le fotografie più attendibili del rilievo stesso, piuttosto che i disegni, per chiarire la natura degli strumenti del ballerino. Sorprendentemente, tali fotografie non sono state prese in considerazione dagli archeomusicologi. Ho potuto accedere a due serie complementari di immagini del bassorilievo, scattate in diverse condizioni di illuminazione. Il negativo della foto mostrata nel pannello di sinistra della tavola II è conservato presso l’Istituto archeologico germanico di Roma. La sua data esatta è incerta, ma era elencata in un inventario del 1933 di Magarethe Gutschow 11, è una fotografia scattata nel 2020 da un attuale proprietario di Palazzo Podocataro, Marco Alvarez de Castro. Gli autori descrivono variamente il danzatore come femmina, maschio, oppure non lo specificano. 57 Poichè le braccia robuste, il mento forte e il naso sembrano piuttosto maschili, utilizzerò tale genere per comodità. Le proporzion del ballerino non sono realistiche. In particolare le sue mani sembrano troppo grandi rispetto alla testa. Indossa una tunica lunga senza maniche e ricca di pieghe. Fa un passo alla sua destra, ma si gira in vita e gira la testa alla sua sinistra. Tiene una coppia di strumenti in ciascuna mano.

La sua mano destra è sopra la testa con il palmo rivolto a terra e il braccio sinistro è abbassato, assumendo una posizione molto simile a quella della danzatrice di Augusta Traiana. Nonstante l’ingenuità di questo rilievo, si possono distinguere dettagli interessanti degli strumenti del ballerino. Innanzi tutto sono chiaramente visibili i segni sul pollice e sull’indice della mano sinistra del ballerino (vedi disegni 12 d e 12 e) Questi segni rappresentano ovviamente le cinghie che legano gli strumenti alle dita del ballerino. Notevoli sono anche le “labbra” visibili sul bordo degli strumenti della mano sinistra (illus. 12 d e 12 e): sembrano bordi di piatti visti di lato. Il notevole spessore di questi potrebbe evocare piatti con bordi curvi, come i patti c2 o c3 dell’illustrazione 3. Non hanno cerchi simili, di cui commenterò di seguito. Le illustrazioni 12 c e 12 f sono ricostruzioni fotografiche delle mani del balerino, utilizzando piati moderni con un diametro di 8,6 cm, una del bordo di 0,9 cm, e una altezza della tazzadi 1,8 cm (58). Un confronto tra le illustrazioni 12 b e 12 c rivela una leggera incoerenza anatomica: è strano che la mano destra del ballerini nasconda così tanto la parte superiore dei suoi piatti. Altrimenti la presa del ballerino può essere facilmente riprodotta. Per entrambe le mani, tutte le dita sono ben in contatto con i piatti, a differenza del mosaico di Augusta Traiana. In pratica tale posizione attenua l’intensità e la sonorità del suono prodotto dai piatti. Due ulteriori dettagli meritano attenzione. Innanzitutto, la rappresentazione della conghia dei piatti è insolita. Sul Bassorilievo compaiono tre linee approssimative parallele sul pollice e sull’indice della mano sinistra. Per ciascun dito, solo la linea più bassa delle tre, sembra allineata al centro del piatto. L’illustrazione 12 f propone una interpretazione: la cinghia del piatto, piegata in due parti, fuoriesce dal foro centrale del piatto, dove è fissato tramite un nodo. Viene poi allacciato attorno alle dita, andando verso la base. I tre anelli paralleli formati dalla cinghia sono mantenuti da nodi nascosti tra le dita e i piatti: qusta allacciatura fissa i piatti alle dita del ballerino. In secondo luogo, sorprende l’assenza dei bordi della mano destra. I bordi potrebbero essere stati cancellati dall’erosione della pietra, poichè i cinturini che ci si aspetterebbe di vedere sul pollice destro non sono visibili. Tuttavia, considerando la rofondità con cui sono stati scolpiti i bordi dei piatti, questa spiegazione è incerta. Gli strumenti utilizzati nella mano destra potrebbero effettivamente corrispondere a piatti da dito senza bordo. Sembra infatti che i piatti senza bordo siano rappresenati in alcune opere d’arte romane del IV, V secolo d. C. 59. L’oggetto conservato al Louvre, ad esempio, potrebbe essere un piatto senza bordo (illustr. 3b). Assomiglia ale minuscole campanelle che a vlte venivano usate per adornare i manici delle pinze per piatti, una con un diametro molto più grande di 6,5 cm e un’altezza di 2,5 cm (60). Con queste dimensioni, questo strumento avrebbe potuto essere utilizzato come piatto da dito e presenterebbe l’interesse di emettere un suono diverso dai piatti della mano sinistra, dato che un piatto senza bordo, probabilmente emetterà applausi più deboli. Tale ipotesi sembra ipotetica.

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