La famiglia Corsetti a Palazzo Podocataro 1824 – 1902

Palazzo Podocataro, la corte interna e il cancello del giardino segreto.  In alto lo stemma araldico della famiglia Corsetti accanto a un’immagine dell’ingresso di Palazzo Podocataro, che riporta sul soffitto lo stemma Corsetti

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La famiglia Corsetti, nuova proprietaria di palazzo Podocataro, proviene dal ramo di Firenze e opera da anni nella Regione Arenula. Pur avendo nobili radici, a Roma non trova fertile terreno per entrare a far parte della nobiltà nera capitolina; le vecchie famiglie della nobiltà romana fanno quadrato contro i nuovi entrati come i Corsetti, i Mazzetti di Pietralata, i Torlonia e molti altri, ricchi di sostanze ma, a loro dire, poveri di buone maniere. La ricchezza dei Corsetti viene dalla loro primaria attività di ‘spedizionieri’, una professione a cavallo tra agenti d’affari e mercanti di campagna, che esercitano da molte generazioni prima ancora di scendere a Roma. L’ultimo ‘spedizioniere’ dei Corsetti, Luigi padre di Giovanni, movimentava capitali e lettere di credito da capogiro. Il figlio Giovanni, in tono minore, si limita alla gestione della sua piccola ma solida banca privata. In sostanza presta soldi chiedendo in garanzia beni fondiari, soprattutto case ma anche orti, vigne, appezzamenti e intere tenute. I più celebri notai della Curia Capitolina e dell’Auditor Camerae, sono disposti a tutto pur di assicurarsi un cliente come il giovane Corsetti il quale, infatti, appare con grande assiduità sulle rubricelle notarili di almeno una dozzina di studi. Rubricelle che il più delle volte parlano di prestiti non onorati conclusi con la perdita del bene ipotecato. Giovanni Corsetti abita in piazza Navona 86 ed è fideiussore del palazzo di proprietà del Collegio Inglese confinante con palazzo Podocataro. Allo scadere della fideiussione Giovanni fa valere il suo diritto di prelazione e acquista il palazzo per seimila scudi d’oro che vanno a rinpinguare le esangui casse del Collegio Inglese depredate dai francesi durante l’occupazione. Questo è il secondo palazzo che risulta acquistato attraverso una normale compravendita. Il primo è il confinante palazzo Podocataro dei folignati Orfini. Quando Alessandro Orfini decide di vendere, Giovanni fiuta l’affare ed è lesto a concludere.

La famiglia della Porta a Palazzo Podocataro 1565 – 1575

Il cardinale Gianfrancesco Gambara uno dei garanti della collezione Podocataro. in alto lo stemma araldico della famiglia della Porta e l’atto notarile di vendita di Palazzo Podocataro

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Dieci anni appena, o poco più. A tanto arriva il periodo di proprietà vantato dalla famiglia della Porta su palazzo Podocataro, acquistato con atto rogato dal notaio Ceccholus Hieronimus de Tarano il 27 aprile 1565, perfezionato il 22 marzo 1573 dal notaio dell’Auditor Camerae Antonius Guidottus e ceduto all’affittuario monsignor Giustiniano Orfini un paio di anni dopo. La dichiarata intenzione dei fratelli Costanzo, Ardicino e Francesco della Porta di considerare l’acquisto di palazzo Podocataro un puro e semplice investimento immobiliare, unita ai tanti lacci e laccioli presenti nell’atto di vendita a tutela dei beni artistici presenti nella proprietà, rendono difficilmente gestibile l’immobile, nonché problematica la sua stessa vendita.   I testamenti di Ludovico prima, e quelli di Livio e Cesare Podocataro poi, tutti redatti in maniera da blindare la prestigiosa collezione statuaria e geroglifica sulla quale vigilano tre garanti di gran peso come il marchese Incoronati, il vescovo Luigi Ardinghelli e il cardinale Gianfrancesco Gambara, non lasciano margini decisionali tali da modificare alcunché, così i tre fratelli della Porta cominciano a pensare di cedere ad altri il palazzo.

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