Il “danzatore con le nacchere” un unicum nell’archeomusicologia a Palazzo Podocataro

Nella collezione di reperti di palazzo Podocataro si annovera un bassorilievo, di origine romana, (delle dimensioni di 80 cm x 40), noto agli studiosi, ma anche alla famiglia Alvarez de Castro – Corsetti, come il “Danzatore con le nacchere”, che è stato citato e riprodotto in numerosi testi di archeomusicologia, in quanto rappresenta una rara ed ancestrale testimonianza di un giovane uomo che esegue una danza armoniosa, utilizzando contemporaneamente le nacchere o qualcosa di similare ad idiofoni, come dei piccoli piatti legati alle dita.

La collezione Podocataro

A cura di Tommaso Raschiatore Dottore in Archeologia (La Sapienza) e borsista dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli

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La collezione di antichità che si trova all’interno di palazzo Podocataro, oggi Alvarez de Castro, in via Monserrato 20 a Roma, è un’interessante raccolta di varie tipologie di reperti: tra di essi troviamo prevalentemente elementi di decorazioni architettoniche, frammenti di sarcofagi romani e iscrizioni, perlopiù funerarie, sia in lingua latina che greca. (…)

Il “Danzatore con le nacchere” della collezione “Podocataro”

Naomi J. Barke (articolo pubblicato sull’Oxford Jornals (Oxford University Press) nel maggio 2007)

Nella collezione di reperti di palazzo Podocataro si annovera un bassorilievo, di origine romana, (delle dimensioni di 80 cm x 40), noto agli studiosi come il “Danzatore con le nacchere”, che è stato citato in numerose testi di strumenti musicali antichi, in quanto rappresenta una rara ed ancestrale testimonianza di un giovane uomo che esegue una danza armoniosa, utilizzando contemporaneamente le nacchere o qualcosa di similare ad idiofoni, come dei piccoli piatti legati alle dita. Questi danzatori o danzatrici, in condizione di schiavitù, erano presenti nella Roma antica, dove le loro esibizioni erano molto apprezzate, e per molti secoli sonno stati oggetto di commercio pregiato. Queste notizie ci giugono da Marziale il quale, al volgere del I secolo d.C., narra la storia di Telethusa, una danzatrice particolarmene talentuosa nell’uso della “Baetica Crusmata”, strumento musicale che di solito viene assimilato alle “nacchere della regione Baltica”, di origine andalusa. Le origini di tali strumenti musicali, che venivano suonati durante l’esecuzione di danze, all’interno di composizioni musicali od in occasioni conviviali, sono molto controverse, tant’è che sono di fondamentale importanza le vestigia che emergono dal passato, quali affreschi, disegni e rilievi marmorei, attraverso i quali è possibile ricostruire frammenti delle abitudini musicali dei nostri predecessori. Come sostenuto dalla Prof  Audry Cottet – archeomusicologa –  la pratica del piatto da dita era ampiamente utilizzata durante l’impero romano ed era presente nell’antica Roma (come di seguito ampiamente argomentato dalla Cottet).

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