I Podocataro 1499-1565 – La famiglia che fondò il palazzo di via Monserrato

Il cardinale Ludovico Podocataro, fondatore del palazzo di via di Monserrato, in un raro dipinto dell’Anno Domini 1501. In alto il cardinale accanto allo stemma araldico della famiglia Podocataro

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Nel bel mezzo della corsia Sistina, nell’ala storica dell’ospedale di Santo Spirito in Sassia, è sistemata la celebre sala Baglivi che accoglie parte dei cinquanta affreschi dedicati alla storia dell’ospedale e, soprattutto, magnificano l’opera di Sisto IV, detto il gran fabbricatore. In uno di questi affreschi appare genuflessa davanti a Sisto IV benedicente, la spodestata regina Carlotta Lusignano di Cipro presentata l’8 giugno 1475 a Sua Santità da Ludovico Podocataro prima ancora della nomina cardinalizia, il quale, in primissimo piano, domina l’affresco attribuito alla scuola di Melozzo da Forlì. Ludovico Podocataro, medico e segretario particolare del cancelliere cardinal Rodrigo Borgia futuro papa Alessandro VI, era legato alla regina Carlotta da antica parentela; il padre di Ludovico, infatti, discendeva da un’illustre famiglia  greca strettamente imparentata con i Lusignano.

Via Monserrato e via Giulia. Once Upon a Time in the Arenula Region

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The current Via di Monserrato and its parallel, Via Giulia, were the heart of the medieval Region of Arenula. Via di Monserrato, in particular, even carried the name: Strada Arenula. The name, which later extended to the entire district, derived from the frequent floods of the Tiber River that, upon receding, would leave a thick layer of sand (rena) on the streets. In the inner courtyard of Palazzo Podocataro, among many important Roman inscriptions, there is a more modest 19th-century one that marks the water level reached by the devastating flood of 1870. The sand left by the floods was collected by servants, who used it to clean the copper pots in the grand kitchens of noble households.

L’iscrizioni ottocentesca nel cortile interno di Palazzo Podocataro con la linea di demarcazione che indica il livello delle acque raggiunto dalla devastante piena del 1870. La foto in alto, in apertura, mostra (cerchiato in rosso) il punto esatto di Palazzo Podocataro in una tavola prospettica disegnata da Antonio Tempesta nel 1593

La collezione Podocataro

A cura di Tommaso Raschiatore Dottore in Archeologia (La Sapienza) e borsista dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli

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La collezione di antichità che si trova all’interno di palazzo Podocataro, oggi Alvarez de Castro, in via Monserrato 20 a Roma, è un’interessante raccolta di varie tipologie di reperti: tra di essi troviamo prevalentemente elementi di decorazioni architettoniche, frammenti di sarcofagi romani e iscrizioni, perlopiù funerarie, sia in lingua latina che greca. (…)

Il “Danzatore con le nacchere” della collezione “Podocataro”

Naomi J. Barke (articolo pubblicato sull’Oxford Jornals (Oxford University Press) nel maggio 2007)

Nella collezione di reperti di palazzo Podocataro si annovera un bassorilievo, di origine romana, (delle dimensioni di 80 cm x 40), noto agli studiosi come il “Danzatore con le nacchere”, che è stato citato in numerose testi di strumenti musicali antichi, in quanto rappresenta una rara ed ancestrale testimonianza di un giovane uomo che esegue una danza armoniosa, utilizzando contemporaneamente le nacchere o qualcosa di similare ad idiofoni, come dei piccoli piatti legati alle dita. Questi danzatori o danzatrici, in condizione di schiavitù, erano presenti nella Roma antica, dove le loro esibizioni erano molto apprezzate, e per molti secoli sonno stati oggetto di commercio pregiato. Queste notizie ci giugono da Marziale il quale, al volgere del I secolo d.C., narra la storia di Telethusa, una danzatrice particolarmene talentuosa nell’uso della “Baetica Crusmata”, strumento musicale che di solito viene assimilato alle “nacchere della regione Baltica”, di origine andalusa. Le origini di tali strumenti musicali, che venivano suonati durante l’esecuzione di danze, all’interno di composizioni musicali od in occasioni conviviali, sono molto controverse, tant’è che sono di fondamentale importanza le vestigia che emergono dal passato, quali affreschi, disegni e rilievi marmorei, attraverso i quali è possibile ricostruire frammenti delle abitudini musicali dei nostri predecessori. Come sostenuto dalla Prof  Audry Cottet – archeomusicologa –  la pratica del piatto da dita era ampiamente utilizzata durante l’impero romano ed era presente nell’antica Roma (come di seguito ampiamente argomentato dalla Cottet).

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