Il cardinale Gianfrancesco Gambara uno dei garanti della collezione Podocataro. in alto lo stemma araldico della famiglia della Porta e l’atto notarile di vendita di Palazzo Podocataro
Dieci anni appena, o poco più. A tanto arriva il periodo di proprietà vantato dalla famiglia della Porta su palazzo Podocataro, acquistato con atto rogato dal notaio Ceccholus Hieronimus de Tarano il 27 aprile 1565, perfezionato il 22 marzo 1573 dal notaio dell’Auditor Camerae Antonius Guidottus e ceduto all’affittuario monsignor Giustiniano Orfini un paio di anni dopo. La dichiarata intenzione dei fratelli Costanzo, Ardicino e Francesco della Porta di considerare l’acquisto di palazzo Podocataro un puro e semplice investimento immobiliare, unita ai tanti lacci e laccioli presenti nell’atto di vendita a tutela dei beni artistici presenti nella proprietà, rendono difficilmente gestibile l’immobile, nonché problematica la sua stessa vendita. I testamenti di Ludovico prima, e quelli di Livio e Cesare Podocataro poi, tutti redatti in maniera da blindare la prestigiosa collezione statuaria e geroglifica sulla quale vigilano tre garanti di gran peso come il marchese Incoronati, il vescovo Luigi Ardinghelli e il cardinale Gianfrancesco Gambara, non lasciano margini decisionali tali da modificare alcunché, così i tre fratelli della Porta cominciano a pensare di cedere ad altri il palazzo.
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