Il cardinale Ludovico Podocataro, fondatore del palazzo di via di Monserrato, in un raro dipinto dell’Anno Domini 1501. In alto il cardinale accanto allo stemma araldico della famiglia Podocataro
Nel bel mezzo della corsia Sistina, nell’ala storica dell’ospedale di Santo Spirito in Sassia, è sistemata la celebre sala Baglivi che accoglie parte dei cinquanta affreschi dedicati alla storia dell’ospedale e, soprattutto, magnificano l’opera di Sisto IV, detto il gran fabbricatore. In uno di questi affreschi appare genuflessa davanti a Sisto IV benedicente, la spodestata regina Carlotta Lusignano di Cipro presentata l’8 giugno 1475 a Sua Santità da Ludovico Podocataro prima ancora della nomina cardinalizia, il quale, in primissimo piano, domina l’affresco attribuito alla scuola di Melozzo da Forlì. Ludovico Podocataro, medico e segretario particolare del cancelliere cardinal Rodrigo Borgia futuro papa Alessandro VI, era legato alla regina Carlotta da antica parentela; il padre di Ludovico, infatti, discendeva da un’illustre famiglia greca strettamente imparentata con i Lusignano.
L’attuale via di Monserrato e la parallela via Giulia rappresentavano il cuore pulsante della medievale Regione Arenula. Via di Monserrato, in particolare, ne portava addirittura il nome: strada Arenula. Il toponimo, esteso poi all’intero rione, le veniva dalle frequenti piene del Tevere che al ritirarsi delle acque lasciava sulle strade uno spesso strato di rena. Nella corte interna di palazzo Podocataro, tra le tante importanti iscrizioni romane ne appare una in tono minore, ottocentesca, con tanto di linea di demarcazione ad indicare il livello delle acque raggiunto dalla devastante piena del 1870. La renella lasciata dalle piene veniva fatta raccogliere dai servitori che l’utilizzavano per pulire il pentolame di rame delle grandi cucine patrizie.
L’iscrizioni ottocentesca nel cortile interno di Palazzo Podocataro con la linea di demarcazione che indica il livello delle acque raggiunto dalla devastante piena del 1870. La foto in alto, in apertura, mostra (cerchiato in rosso) il punto esatto di Palazzo Podocataro in una tavola prospettica disegnata da Antonio Tempesta nel 1593
La collezione di antichità che si trova all’interno di palazzo Podocataro, oggi Alvarez de Castro, in via Monserrato 20 a Roma, è un’interessante raccolta di varie tipologie di reperti: tra di essi troviamo prevalentemente elementi di decorazioni architettoniche, frammenti di sarcofagi romani e iscrizioni, perlopiù funerarie, sia in lingua latina che greca. (…)
Naomi J. Barke (articolo pubblicato sull’Oxford Jornals (Oxford University Press) nel maggio 2007)
Nella collezione di reperti di palazzo Podocataro si annovera un bassorilievo, di origine romana, (delle dimensioni di 80 cm x 40), noto agli studiosi come il “Danzatore con le nacchere”, che è stato citato in numerose testi di strumenti musicali antichi, in quanto rappresenta una rara ed ancestrale testimonianza di un giovane uomo che esegue una danza armoniosa, utilizzando contemporaneamente le nacchere o qualcosa di similare ad idiofoni, come dei piccoli piatti legati alle dita. Questi danzatori o danzatrici, in condizione di schiavitù, erano presenti nella Roma antica, dove le loro esibizioni erano molto apprezzate, e per molti secoli sonno stati oggetto di commercio pregiato. Queste notizie ci giugono da Marziale il quale, al volgere del I secolo d.C., narra la storia di Telethusa, una danzatrice particolarmene talentuosa nell’uso della “Baetica Crusmata”, strumento musicale che di solito viene assimilato alle “nacchere della regione Baltica”, di origine andalusa. Le origini di tali strumenti musicali, che venivano suonati durante l’esecuzione di danze, all’interno di composizioni musicali od in occasioni conviviali, sono molto controverse, tant’è che sono di fondamentale importanza le vestigia che emergono dal passato, quali affreschi, disegni e rilievi marmorei, attraverso i quali è possibile ricostruire frammenti delle abitudini musicali dei nostri predecessori. Come sostenuto dalla Prof Audry Cottet – archeomusicologa – la pratica del piatto da dita era ampiamente utilizzata durante l’impero romano ed era presente nell’antica Roma (come di seguito ampiamente argomentato dalla Cottet).
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